VERONA E IL BUSINESS IMMIGRATI

Anche nella nostra città sono stati portati e vivono molti africani arrivati con il sistema delle Ong ( organizzazioni non governative), ovvero quelle organizzazioni di varia nazionalità che si occupano si "salvare" dal naufragio i poveri africani che sui barconi degli scafisti vengono traslocati sulle loro navi che poi, regolarmente, attraccano in un porto italiano dove sbarcano il loro carico umano. Tutto questo, volevano lasciar intendere, gratis, per spirito umanitario, per solidarietà. Invece è ormai acclarato che non è così. La solidarietà c'entra ben poco. E' tutta una questione di business. E' business che fa salire gli africani sui barconi degli scafisti. E' business che fa partire dai porti dell'Olanda o della Germania le navi delle Ong. E' business che fa ospitare gli immigrati clandestini nelle varie strutture sparse sul territorio italiano, compresa Verona. Lo si è appurato quando Salvini, nella sua qualità di ministro dell'Interno, ha ordinato la chiusura dei porti. L' "Acquarius", nave di un' Ong straniera, ferma nel Mediterraneo dopo ave ricevuto dall'Italia il diniego di poter attraccare in un suo porto, pur avendo saputo che avrebbe potuto farlo nel porto spagnolo di Valencia, ha temporeggiato, ha indugiato a raccogliere la disponibilità del governo di Madrid, perché la sua destinazione era l'Italia. Eppure nel suo carico umano c'erano malati, donne incinte e bambini bisognosi di cure. Ma portarli in Spagna non era nei loro piani perché là non c'è nessuno che paga, mentre qui in Italia c'è un fiorente commercio fatto sulla pelle dei poveracci che, venendo ospitati nei centri come "Costagrande", fruttano a chi gestisce il business 35 euro al giorno. Detratte le spese relative ai costi di mantenimento della struttura e di ciascuno di loro, rimane un bel guadagno. Poco importa se ad ogni angolo di ogni strada c'è un africano che chiede la carità. L'importante è far soldi.
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