“NazItalia”

Martedì 29 alla libreria Feltrinelli di via Quattro Spade il giornalista di Repubblica Paolo Berilli, accompagnato dall’ex procuratore di Verona Guido Papalia ha presentato il libro “NazItalia” nel quale solleva il problema della presenza nel nostro paese del fascismo che a 78 anni dalla sua caduta continua ad avere epigoni e consensi. L’autore individua il fenomeno nella galassia di gruppi e movimenti che in qualche modo ad esso si ispirano e perfino nella “politicizzazione” di numerose tifoserie del calcio, fra le quali una delle più note è quella del Verona Hellas, che notoriamente si rifà a simboli di quell’ideologia. Ritenere che la sopravvivenza a distanza di tanti anni del fascismo sia comprovata da tali manifestazioni è frutto di un grande equivoco in cui il giornalista di Repubblica cade proprio a causa della narrazione distorta che la grande stampa ha fatto del fascismo dal dopoguerra fino ad oggi. Un conto sono gli atti esteriori, le manifestazioni esterne e gli atteggiamenti, un altro sono le idee di quella che, piaccia o non piaccia, è stata con il socialismo la più grande creazione politica del secolo scorso. Per demonizzarla la scelta dei media è stata di identificare il fascismo con gli atti e gli atteggiamenti di coloro che ad esso si richiamano, magari proprio recependone l’immagine negativa impressa ad esso dalla propaganda antifascista, senza avere la minima idea dei suoi fondamenti ideologici e sociali. Pensare che uno possa essere “fascista” perché va allo stadio a fare il “saluto romano” o perché fa il prepotente o mena le mani significa muovere il pensiero su un livello che rasenta l’analfabetismo culturale. Peggio ancora se uno per questo crede di essere “fascista”: è un povero cretino che fa il gioco dell’antifascismo. E’ l’equazione fascismo=violenza il supporto della visione del fascismo che comunica il libro NazItalia. Ma per dimostrare che non corrisponde a verità basta una semplicissima considerazione: se davvero il fascismo fosse stato quello che descrivono, composto da violenti mentecatti o da idioti prepotenti saremmo ancora qui a parlarne e a scrivere libri dopo 78 anni
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