C’ERA UNA VOLTA LA CABINA TELEFONICA

C'era una volta la cabina telefonica. Quando non avevamo il cellulare in tasca e ci trovavamo fuori di casa se dovevamo telefonare a qualcuno si doveva ricorrere ai telefoni pubblici che erano installati nei bar oppure nella cabine telefoniche. Funzionavano a gettone, del valore di cinquanta lire e, più recentemente, a scheda. Addirittura esistevano, presso certi locali pubblici particolarmente frequentati e soprattutto nei paesi, e presso le sedi della "Sip" come appunto si chiamava la società che aveva il monopolio della comunicazione telefonica, delle apposite cabine, attrezzate e insonorizzate, che permettevano di telefonare senza bisogno dei gettoni, ma pagando la cifra che veniva calcolata da un apposito contatore. Negli anni novanta del secolo scorso arrivarono i telefonini. Prima pesanti ed ingombranti, ed anche piuttosto costosi, novità che non tardò a diffondersi al punto di diventare un oggetto fra i più diffusi, tanto che ognuno ne possiede uno.  Nel giro di qualche anno con la loro diffusione generalizzata venne meno l'esigenza di ricorrere la telefono pubblico che scomparve dappertutto. Addirittura oggi la diffusione capillare dei telefoni cellulari sta rendendo inutili e obsoleti quelli fissi nelle abitazioni.  Rimangono però le cabine telefoniche. Non le usa più nessuno, ma, basta fare un giro per la città, se ne vedono ancora parecchie, inutili installazioni che ricordano un uso scomparso come tanti altri. Non le usa nessuno, nemmeno gli immigrati, quelli arrivati coi barconi, che tanto il telefonino ce l'hanno anche loro. Le cabine telefoniche cadute in disuso ma comunque presenti non vengono pulite e più di qualche volta sono utilizzate come gabinetto da qualche screanzato. Viene allora da chiedersi come mai non vengano rimosse, come mai il Comune non obbliga la società cui appartengono, la Telecom,  di demolirle e lasciare libero il relativo spazio pubblico. Il decoro urbano, la cura dell'ambiente è anche fatto di queste cose.
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