SERPELLONI: UNA VITA CONTRO LA DROGA

La sentenza con cui la Corte di Cassazione ha dato ragione al dott. Giovanni Serpelloni nel contenzioso che ormai da alcuni anni lo contrapponeva alla Ulss di Verona che, durante la direzione della dr.ssa Bonavina, l’aveva ingiustamente accusato di un illecito nell’esercizio del suo ruolo di responsabile del servizio contro le dipendenze, non è una sentenza come un’altra per il semplice fatto che Serpelloni, ferma restando l’eguaglianza dei cittadini e dei lavoratori davanti alla legge, non è un dipendente come un altro. Serpelloni, per chi non lo sapesse, è un medico che ha dedicato tutta la vita a studiare le dipendenze, prima fra tutte quella da sostanze stupefacenti, e a curare coloro, specie i giovani, che sono caduti nella spirale della droga. Lo ha fatto con grande impegno e con grandi risultati, al punto che la sua fama è volata oltre le mura di Verona ed è arrivata fino a Roma e all’estero, dove ha stabilito importanti relazioni con Università e altre istituzioni scientifiche. La sentenza definitiva che dà ragione a Serpelloni arriva dopo un periodo nel quale inevitabilmente gli attacchi ai quali è stato ingiustamente sottoposto lo hanno, anche se solo in parte, distratto dal suo impegno principale, assorbendo tempo ed energie che avrebbero potuto essere rivolte alla lotta alle droghe. Per questo motivo giunge come una liberazione. Liberazione da una vicenda giudiziaria che gli poteva essere risparmiata. Liberazione di quelle energie intellettuali e professionali che è ancora in grado di dare e di mettere a disposizione della comunità. Lo avevamo scritto prima e lo ripetiamo adesso: è mai possibile che una personalità come Serpelloni, un veronese che è stato chiamato da due diversi governi a gestire le politiche anti-droga a livello nazionale, abbiano cercato di farlo fuori proprio a casa sua? Ma in che mondo viviamo? Semplice. In un mondo dove droga e gioco d’azzardo muovono miliardi. E chi, come lui, si mette di traverso diventa scomodo. Nessuno vuol farne un martire. Nè pensiamo che vi sia stato contro di lui un disegno preciso. Però, quantomeno, prima di agire contro un uomo del genere qualche problema etico qualcuno avrebbe dovuto porselo.
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