Un nuovo stadio

Quella di rifare lo stadio di Verona non è un’idea nuova, se ne parla da vent’anni, anche se non se n’è mai fatto nulla. Anche gli stadi, come tante altre creazioni dell’uomo, sono soggetti all’usura del tempo e  all’obsolescenza. Nel dopoguerra erano concepiti come il nostro Bentegodi,  per il calcio ma anche per l’atletica. Così attorno al rettangolo verde con le due porte dedicato allo sport nazionale, veniva fatta la pista per l’atletica leggera. Il pubblico, rispetto ai vecchi stadi anteguerra come il “vecio Bintigodi”, rimaneva un po’ più lontano dal campo di gioco e, tutto sommato, la partita domenicale se la godeva meno ma, si pensava allora, il gioco valeva la candela, perché almeno si prendevano due piccioni con una fava: due stadi,  per il calcio e  per l’atletica in uno solo. Poi l’approccio con il calcio è cambiato. Le partite trasmesse in tv hanno indotto nel pubblico l’esigenza di stare più vicini al campo e così dalla progettazione dei nuovi stadi è scomparsa la pista e la pianta è tornata ad essere quella anteguerra, ma con una concezione diversa, quella di essere dei contenitori multivalenti di varie attività del tempo libero: ristoranti, caffè, palestre, cinema, teatri ecc. Ed è proprio questo il modello di stadio che dovrebbe sostituire il Bentegodi, struttura nata negli anni ‘6o e restaurata, ampliandola, dopo trent’anni in occasione dei campionati mondiali di calcio del 1990. Oggi però è evidente la sua obsolescenza ed i tempi per la sua sostituzione, magari in altra sede, sembrano ormai maturi e l’amministrazione Sboarina sta studiando una possibile soluzione. Una curiosità: proprio mentre si ragiona di dotare la città di un nuovo e più attuale stadio le due squadre veronesi sono in piena crisi e rischiano entrambe di essere retrocesse in serie B. Sarebbe proprio il colmo: avere uno stadio di serie A per due squadre in serie B!   Marco Danieli
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