IL NORDEST RIMANE LOCOMOTIVA D’ITALIA ANCHE DOPO LA CRISI

Il Nordest si conferma l’area più vitale del paese. Si conferma, perché già lo si sapeva. E’ dagli anni ’80/’90 che il Nordest è stato definito la “locomotiva d’Italia”. Ma che questo fosse confermato anche dopo la crisi tremenda da cui stiamo uscendo solo ora è un dato che fa ben sperare per la nostra economia, per l’occupazione e soprattutto per il futuro dei nostri giovani. Il dato viene dall’estrapolazione di uno studio della Cgia di Mestre, sempre puntuale nelle sue analisi economiche, relativo al movimento dei Tir sulle nostre autostrade che col la crisi del 2010 era calato. Ora è in aumento, segno che l’economia ha ricominciato a tirare. E l’A4 si conferma l’infrastruttura centrale per il trasporti, vera spina dorsale dell’economia del Lombardo-Veneto. Il parametro dei Tir è affidabile, essendo il trasporto su gomma ancora quello che fa la parte del leone, dalle nostre parti. Se ci sono i camion che vanno a caricare le merci per portarle al commercio, vuol dire che è ripresa la domanda interna che stimola la produzione. Senza contare quelli che vengono avviati all’export. Insomma: segnali positivi. Confrontando lo studio con altri, come quello dell’Unioncamere, si registra come il baricentro della produttività italiana si sia spostato dal “triangolo industriale” Milano-Torino Genova, sede del “miracolo economico degli anni ’50/’60, al triangolo Milano-Padova-Bologna, che include le principali realtà produttive del paese. In questo cambiamento incide sicuramente il declassamento dell’industria automobilistica italiana e di tutto il suo indotto che gravitava attorno a Torino, città che sta riconvertendo la sua vocazione da industriale e polo culturale. Al centro del Nordest c’è Verona, area d’eccellenza per tutto il comparto agro alimentare che, specie per quanto riguarda il settore viti-vinicolo, è una delle voci che incidono maggiormente nell’esportazione e che quindi garantiscono l’entrata di risorse nel nostro territorio.   Marco Danieli
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