Trasformismo

Alla voce “trasformismo” il vocabolario Zingarelli recita: “Sistema di trasformazione e adattamento di partiti e uomini politici, secondo l’opportunità del momento”. Alla voce “trasformista” dà questa definizione: “Chi cambia facilmente e spesso opinioni e atteggiamento, specie in politica.” A partire dai primi anni del Regno d’Italia fino ad oggi di casi di trasformismo nel nostro paese se ne sono visti tanti. E’ una piaga, perché rendendo inaffidabili gli eletti e distorcendo la volontà popolare, snatura la democrazia. Ciò non significa che non sia lecito cambiare opinione di fronte a un errore o a mutate condizioni. Ma il trasformista è colui che lo fa per sistema e per convenienza. Nella legislatura appena trascorsa i parlamentari che hanno cambiato partito sono stati 495! Per lo più passati dal centrodestra al centrosinistra. Molti di questi, prevedendo la vittoria del centrodestra hanno cambiato di nuovo casacca alla vigilia del 4 marzo, ma sono stati per lo più puniti dagli elettori. Fra questi Tosi. Nato e cresciuto nel centrodestra, si era avvicinato a Renzi, allora al governo, al punto di mettersi in prima fila a sostenere il suo referendum. Non un referendum qualsiasi, ma l’atto strategico più rilevante con cui Renzi si è giocato tutto. Era convinto, come tanti notabili veronesi, di aver attaccato i buoi al carro vincente. Ma si sbagliava. Per Renzi è stata una batosta. E anche per quelli che l’avevano sostenuto. Se oggi c’è la possibilità di riportare il centrodestra al governo del paese lo si deve proprio all’esito di quel referendum. Ed ecco allora il trasformismo italico produrre un’altra giravolta: Tosi torna nel centrodestra. Anzi, dice di non essersene mai andato anche se ha combattuto al fianco di Renzi la battaglia con la quale, in caso di vittoria, egli avrebbe liquidato in un sol colpo non solo il centrodestra, ma la stessa democrazia. Ma gli è andata male.   Marco Danieli
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