Troppe slot

Troppe slot Il gioco d’azzardo continua a costituire un problema sociale ed un dramma per moltissime famiglie e non bisogna abbassare la guardia. Lo stato da esso ricava molti soldi. Ma più dei soldi conta la salute. E le ludopatie sono una malattia. Di recente il gruppo editoriale “L’Espresso” ha pubblicato un database online in cui si analizza la presenza degli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro nei diversi comuni italiani. La provincia di Verona è tra quelle in cui si gioca di più in Italia. Più in generale è tutto il Nord ad essere attratto da questi apparecchi che – ricordiamolo – sono solo una tra le svariate modalità di gioco d’azzardo. Andrebbero considerati anche le centinaia di milioni di euro che vengono giocati attraverso le scommesse sportive, i vari giochi della Lottomatica e le applicazioni di “gda” per smartphone. Il Centro Studi Politiche Familiari ha integrato un dato che l’inchiesta non considera. In tutti e 6 i comuni veronesi con più abitanti (>20mila), ogni mille residenti ci sono più slot che neonati. Rimandiamo alla tabella pubblicata sul sito del Centro Studi, ma per quanto riguarda la città ci sono 8,6 apparecchi ogni 1000 abitanti contro i 7,8 neonati. Bussolengo è messa molto peggio. Lì slot e VLT sono il doppio dei neonati. Per essere più chiari è più facile trovare una slot machine che un passeggino! Un dato che deve far riflettere le amministrazioni locali e sollecitarle ad adottare provvedimenti urgenti che non potranno attendersi dal livello nazionale. Come potrebbe lo Stato lottare seriamente contro il gioco d’azzardo quando incassa circa 100 miliardi di euro l’anno avendone il monopolio? Quindi bisogna agire sul piano locale attraverso: • limitazioni d’orario; • regolamenti più restrittivi sulle licenze; • agevolazioni per i locali no-slot; • limitazione sul proprio territorio della pubblicità che invita al gioco. È una questione culturale: vogliamo investire sui figli o sulle slot machine?   Marco Danieli
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