Il referendum veneto e il centrodestra

  Il referendum costituzionale dello scorso anno, quello che il 4 dicembre dell’anno scorso ha assestato una bastonata micidiale a Renzi, a Verona ha avuto un altro benefico effetto: quello di ricompattare il centrodestra. Da quella volta i vari soggetti politici di quell’area - Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Battiti, L’Officina, Verona Domani, e altri - hanno ricominciato a lavorare assieme mettendo le basi per l’elezione di Sboarina a sindaco di Verona, la prima importante vittoria del centrodestra dopo la crisi iniziata nel 2011 con il colpo di stato Monti/Napolitano e durata per ben sei anni. Ora un altro referendum, quello del 22 ottobre per l’autonomia di Veneto e Lombardia, potrebbe essere l’occasione per confermare il trend vincente della coalizione così da affrontare le elezioni politiche di marzo con il morale alle stelle. Renzi è in palese difficoltà e con lui tutto il Pd. La sinistra è frantumata dalle scissioni ed è in quest’area politica che più forte è la resistenza al federalismo e all’autonomia, in perfetta sintonia con la tradizione statalista del centralismo democratico di sovietica memoria. Anche nel caso del referendum per l’autonomia però è fondamentale che la battaglia sia corale. Tutto il centrodestra deve essere coinvolto nella campagna referendaria, esattamente come avvenne l’anno scorso. La Lega, indiscussa titolare delle battaglie autonomiste, è il partito del centrodestra più efficiente ed organizzato ed è facile che l'atteggiamento degli altri membri della coalizione possa avere l’effetto di far apparire quella del referendum come una campagna leghista. Non dev’essere così! Ciò avrebbe due effetti nefasti: quello di ridurre la partecipazione elettorale e di rallentare la ricostruzione del centrodestra. E’ quindi necessario che sia tutta la coalizione a impegnarsi da qui al 22 ottobre per far vedere a tutti che l’autonomia è per tutti i veneti ed è voluta fortemente da tutto il centrodestra.   Marco Danieli
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