CATALOGNA: Riflettiamo

Quello che sta accadendo in Spagna dovrebbe far riflettere. La Catalogna, regione che ha una propria identità storica, politica, culturale e linguistica vuole separarsi dalla Spagna e per questo ha indetto per il primo ottobre un referendum. Madrid non vuole perché perderebbe una delle aree più ricche del paese e reagisce con la forza, passando alla repressione e all’arresto di coloro che sono ritenuti i promotori del referendum. A Barcellona la gente è scesa in piazza rivendicando il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Siamo al braccio di ferro. E quando si arriva a questo punto non si sa mai come va a finire. Insomma, è una situazione pericolosa. Succede tutti i giorni che delle coppie non vadano più d’accordo. La moglie si vuole separare, o viceversa. Uno dei due non accetta la separazione e dà di matto, arrivando anche ad atti di violenza che a volte sfociano nell’omicidio. Ogni persona normale invece capisce che se uno dei due non sta più bene con l’altro e se ne vuole andare dev’essere libero di farlo, non foss’altro perché non si può stare insieme per forza. E già: non si può stare insieme per forza. Non possono stare insieme per forza le persone. Non possono stare insieme per forza i popoli. Lo stesso vale, su più ampia scala, per gli stati. Se una regione vuole separarsi dev’essere libera di andarsene. E’ inutile, dannoso, causa di sofferenze e di lutti trattenerla con la forza. Non è dato di sapere che cosa accadrà in Catalogna. Tutti coi auguriamo che la questione venga risolta democraticamente e senza il ricorso ad alcun tipo di violenza. Ma è sempre l’ingiustizia che genera violenza. Una società per essere pacifica dev’essere anche e soprattutto giusta. E la giustizia deve sempre coincidere con il volere del popolo. A meno che non si voglia mettere in discussione lo stesso principio della democrazia.   Marco Danieli
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