Sala ed Erminero: i sindaci del periodo buio

Con l'estate del 1990 si chiude definitivamente l'era di Gabriele Sboarina, che amministrò la città di Verona per dieci anni esatti. Nonostante alle elezioni amministrative del 6 maggio Sboarina fosse risultato ancora una volta il più votato dai veronesi, non è lui quello che i consiglieri comunali eleggono primo cittadino. Il ruolo in questione spetta invece ad Aldo Sala, capogruppo consigliare della Democrazia Cristiana negli ultimi due anni della amministrazione di Sboarina. Il geometra originario di Cadidavid viene eletto, insieme agli assessori, nella notte del 30 luglio dal consiglio Comunale, che elegge in seguito anche i dodici componenti della Giunta, a cui successivamente vengono assegnate le deleghe. Sala, appena eletto Sindaco, riceve anche il compito di occuparsi di affari generali e legali, oltre all'organizzazione di manifestazioni, spettacoli e partecipazioni comunali. Possiamo sicuramente affermare che la Giunta Sala aveva la volontà di dare la precedenza soprattutto al completamento delle opere in corso e alla chiusura dei cantieri aperti dalla precedente amministrazione. I temi che la Giunta Sala e la maggioranza consigliare ritenevano prioritari furono il nuovo disegno urbanistico della città: i trasporti pubblici, il traffico, la grande viabilità, i parcheggi, la sicurezza e la vivibilità di ogni singolo quartiere e la salvaguardia dell'ambiente. Oltre a questi temi, il Sindaco premeva per risolvere anche i problemi di emarginazione sociale ed economica e per inserire nel tessuto sociale veronese i flussi di immigrati extracomunitari previsti dalle leggi nazionali. L'immigrazione entra infatti decisamente nella realtà scaligera proprio negli anni Novanta. Si prevedeva di risolvere tutte queste problematiche attraverso un piano quinquennale, in cui rientravano anche l'innalzamento della qualità dei servizi e delle realtà sociali. Il bilancio per il primo triennio prevedeva l'investimento di oltre 537 miliardi di lire, che dovevano servire a completare alcune opere, come per esempio il futuro Centro Agroalimentare Verona. Viene inoltre istituito il piano Winkler, che aveva la funzione di eliminare, o quantomeno limitare, il traffico nel centro storico, la pedonalizzazione del quartiere San Zeno e di Borgo Trento. Nel 1993 il Sindaco Sala si dimette, complice lo scricchiolamento della maggioranza e l'elezione di una nuova Giunta che ha vita breve, nonostante continui ad occuparsi di temi salienti. Dura quindi meno di tre anni l'amministrazione di Sala, a cui, nel '93, subentra Enzo Erminero, imprenditore commerciale di 62 anni, precedentemente consigliere comunale e provinciale. Sarà un governo a termine per traghettare l'Amministrazione verso le nuove elezioni di rinnovo del Consiglio comunale, con una nuova Giunta composta interamente da esponenti della Dc. Il Consiglio cerca di continuare con i piani precedentemente attuati dall'amministrazione Sala, ma il primo settembre del '93 si apre una nuova crisi politica dell'Amministrazione comunale, con Erminero e la Giunta che si dimettono. Dopo varie consultazioni, il 30 ottobre si arriva a costituire una nuova Giunta, sempre guidata da Erminero. Anche questa volta però, la Giunta ha vita breve: a sole due settimane dall'esordio, alcuni consiglieri comunali vengono implicati in alcune vicende giudiziarie connesse con Tangentopoli. A questo punto la maggioranza decide di sciogliersi e di porre fine al mandato amministrativo con un anno e mezzo di anticipo. Il primo dicembre si dimettono 33 consiglieri comunali, circostanza eccezionale che porta Verona, per la prima volta da quando esiste la Repubblica, a non essere amministrata da un sindaco, ma da un commissario prefettizio. Riccardo Padovani
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