Delaini: un sindaco penalizzato dagli eventi

Dopo la prima amministrazione di Gozzi, la nostra attenzione si sposta su Carlo Delaini, eletto sindaco il 7 ottobre del 1970 al termine di lunghe trattative tra i partiti del centrosinistra. Delaini fu sindaco di Bardolino negli anni '50 e, successivamente, presidente della Camera di Commercio di Verona per quasi tutti gli anni '60, prima di diventare sindaco del capoluogo scaligero. Egli, appena eletto sindaco, impostò il suo lavoro amministrativo all'insegna della continuità con l'opera delle Amministrazioni precedenti: le grandi scelte strategiche erano state ormai compiute e il lavoro più importante su cui impegnare il Consiglio comunale si riteneva dovesse essere quello di portare a termine gli interventi già impostati. La relazione programmatica venne presentata al Consiglio l'11 novembre 1970: in essa si prevedeva di operare nel campo della pianificazione territoriale e delle grandi infrastrutture (realizzando i piani particolareggiati per la valorizzazione del centro storico, il Piano Intercomunale e il Quadrante Nord-Est) e di stabilire le direttrici di espansione de l'edilizia abitativa (salvaguardando il patrimonio paesaggistico, in particolare della collina, artistico e monumentale del territorio comunale). La Giunta si offriva anche di intensificare la realizzazione di edilizia economico-popolare, di migliorare la dotazione di servizi nel settore dell'assistenza, della sanità e della scuola. Il tutto però doveva rientrare nella conservazione del pareggio del bilancio, condizione ritenuta indispensabile. L'attività della Giunta e del Consiglio fu ben presto condizionata dalla vicenda che portò all'arresto di Zanotto, accusato di falso ideologico in materia di sanatorie edilizie. La vicenda Zanotto portò alle dimissioni di Delaini nel luglio del 1971. A questo punto subentra Veggio, candidato dalla DC, che riuscì solo momentaneamente a risolvere la crisi provocata dalla vicenda Zanotto, dopodiché si dimise quando la crisi ripiombò, lasciando di nuovo spazio a Delaini, che stavolta riuscì a gestire il Comune fino alla fine del mandato (giugno del 1975). Delaini era stato sfortunato in un certo senso: si era trovato ad amministrare la città in un periodo di avvenimenti non troppo felici, come l'autunno caldo, la bomba di piazza fontana, i primi rapimenti delle Brigate Rosse. Quindi, quello che accadeva a Verona in quegli anni era, in un certo senso, un riflesso di avvenimenti politico-sociali, da cui Delaini fu penalizzato. Riccardo Padovani
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