Navarra (Pres. Italiana Costruzioni): “Verona, ecco come rinasce l’Arsenale”

La rivista immobiliare Casa e... ha intervistato Attilio Maria Navarra, Presidente di Italiana Costruzioni, la società che ha avanzato un progetto ambizioso e avveniristico per il recupero di uno dei gioielli di Verona: l'Arsenale austriaco. Ecco alcuni dei passaggi più interessanti.   Buongiorno dottore, sappiamo che Italiana Costruzioni Spa ha svolto, solo in Italia, lavori di rilevanza e visibilità internazionale; ce n’è uno che più di altri vi ha dato maggiore soddisfazione? Credo di sì, il restauro del Colonnato del Bernini in Piazza San Pietro, in Vaticano. E’ stato un restauro emozionante per motivi, tecnici, storici, culturali e sicuramente anche religiosi. Per più di otto mesi abbiamo sperimentato insieme ai Musei Vaticani e al Governatorato della Città del Vaticano, tecnologie e capitolati nel cantiere pilota. Una volta approvate le modalità di intervento si è partiti industrializzando un delicato processo di restauro con tecnologie all’avanguardia e forza lavoro altamente specializzata.   Veniamo però al motivo principale per cui vi abbiamo contattati. Da dove nasce l’interesse per l’Arsenale di Verona? C’è di più rispetto ad una normale operazione di project financing? L’interesse nasce dalla consapevolezza che la valorizzazione dei beni monumentali attraverso la formula del partnerariato pubblico-privato rappresenta l’unico modo per affrontare compiutamente ed efficacemente il tema del recupero sui beni monumentali stessi. Basta finanziamenti a fondo perduto per stralci funzionali che si sa quando partono ma non quando finiscono e che vengono dispersi senza preoccuparsi di un budget massimo di spesa, perdendo di vista il concetto di manutenzione programmata e soprattutto di sostenibilità economica e finanziaria ma anche sociale e culturale, del monumento una volta restaurato. Verona poi è una città fantastica, nella quale abbiamo già accumulato esperienza negli anni lavorando per il restauro del Palazzo della Ragione su Piazza delle Erbe.   La filosofia del progetto dell'Arsenale? Cercherò di essere il più sintetico possibile, andando per punti. Il primo intento è quello di valorizzare il complesso monumentale, oggi in buona parte trascurato, partendo dalla sua identità attuale. Mi riferisco ad esempio all’identità dei mercatini che attualmente trovano sede in questo complesso. In seconda istanza, vorremmo creare un luogo dove le persone possano vedere mostre, partecipare ai convegni, portare i propri figli a svolgere attività ricreative di vario genere. Pensiamo agli anziani, che potrebbero ritrovare in questo complesso uno spazio dove sentirsi a proprio agio, dove ci siano servizi e strutture pensate per loro e, perché no, poter trovare in questo prestigioso complesso anche una parte significativa dell’eccellenza gastronomica locale. Vorrei che la corte centrale, semi coperta, si trasformasse in un parco di arte contemporanea con spazi a dimensione della gente comune, che possa vivere e frequentare questo posto riconoscendovisi come cittadini veronesi e sentendosi a proprio agio.   Proporre a Verona un progetto di portata internazionale come l'Arsenale può essere un ostacolo? Quale disponibilità ha trovato negli interlocutori locali? Verona è una città che da diversi anni ‘parla al mondo’ con grande successo. Mi sembra che l’Arena rappresenti un’eccellenza mondiale più che riconosciuta. Un progetto di portata internazionale come il nostro non può rappresentare un ostacolo in una città come questa! E’ necessario invece un confronto aperto con i meno convinti, dal confronto sano e costruttivo i progetti migliorano sempre e da parte nostra questa consapevolezza è piena. Ci piacerebbe però confrontarci sui contenuti senza pregiudizi basati tu teoremi, dato che in Italia il confronto costruttivo non è prassi comune. Ma sono fiducioso che Verona si distinguerà anche su questo piano. Se si parte pensando che vogliamo valorizzare un bene monumentale trasformandolo in un centro commerciale, si parte male. Nella nostra vita imprenditoriale di generazioni non abbiamo mai sviluppato centri commerciali, non sapremmo da dove iniziare.   Sembra esserci una percezione negativa di alcuni aspetti dell'operazione Arsenale, quasi che il complesso austriaco venga sottratto alla città: quali sono i vantaggi di questa operazione per Verona? Ogni volta che proponiamo iniziative analoghe ci scontriamo con questa percezione negativa di ‘spossesso’ del bene. E’ curioso come questi beni vengano abbandonati per decenni, si lascino cadere a pezzi o quasi, ma quando qualcuno arriva con un’idea di valorizzazione c’è una corsa tesa a dimostrare come qualcuno dall’esterno voglia impossessarsi del bene stesso togliendolo alla comunità. Su Villa Reale di Monza abbiamo visto molto peggio, ci pioveva dentro da decenni, era stata defraudata in ogni modo. Quando siamo partiti, eravamo visti come gli ‘stranieri’ che si volevano appropriare di un gioiello della Brianza. Ora si sta capendo, ogni giorno di più, che questa è l’unica formula ad oggi concreta per restituire veramente questi complessi monumentali alla comunità tutta. E’ indispensabile uscire dallo schema bene pubblico-bene privato, il monumento appartiene alla comunità, ai cittadini. Il pubblico e il privato insieme lavorano per valorizzarlo e renderlo fruibile.  
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